Vajrasana: la posizione della roccia!

📍 è una posizione assunta naturalmente dai bambini: è eseguibile ovunque e adatta particolarmente alla pratica della respirazione controllata
📍 favorisce un maggior afflusso di sangue nella regione addominale ed è quindi indicata per migliorare la digestione
📍 secondo Gheranda (uno dei testi principali dell’hata yoga) Vajrasana dà allo yogi poteri psichici attivando il primo chakra Muladhara
👉 si esegue in ginocchio, seduti sui talloni, le braccia rilassate con i plami delle mani appoggiati sulle cosce, si rimane immobili respirando lentamente e a fondo, si mantiene la posizione per più respirazioni concentrando l’attenzione sulla regione pelvica e sugli organi interni
 

Massaggio e respirazione…

Anche parlando in termini di apparato respiratorio troviamo dei miglioramenti:
➡️ il maggior stato di RILASSAMENTO
➡️ il minor grado di ANSIA che porta con sé il massaggio                                                                                                               ➡️ l’eventuale trattamento dei muscoli intercostali e del DIAFRAMMA

Il massaggio rende più facile la respirazione con tutti i vantaggi, permettendo maggior e miglior ossigenazione del sangue e dei tessuti

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Respiro… molto importante!

➡️ dopo l’alimentazione, la seconda funzione in ordine
d’importanza è la RESPIRAZIONE
➡️ il modo di respirare INFLUENZA la nostra SALUTE e favorisce lo SVILUPPO dell’intelletto e della coscienza
➡️ il VOLUME d’aria inspirato ed espirato, la DURATA dell’inspirazione e dell’espirazione e la VELOCITA’ del respiro influenzano in modo diverso sia le funzioni DIGESTIVE, CIRCOLATORIE, NERVOSE ed ESCRETORIE sia il nostro stato PSICHICO e SPIRITUALE

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Attività aerobica e divertente…

…. power yoga
➡️ una pratica più veloce ed intensa dello yoga tradizionale, che mira a sviluppare forza ed energia
➡️ l’unione con il fitness occidentale la rende un’attività aerobica e divertente e lo yoga ci aiuta ad aumentare la flessibilità, la respirazione e la nostra capacità di concentrazione

Come imparare a respirare meglio

La respirazione è composta da due fasi: l’inspirazione e l’espirazione.

Nella prima fase, ovvero quella dell’inspirazione, il muscolo del diaframma si abbassa, il torace aumenta di volume, i polmoni si espandono, consentendo così all’aria di raggiungere gli alveoli polmonari. È, quindi, una fase attiva.

Nella seconda fase, ovvero quella dell’espirazione, i muscoli respiratori si rilassano, consentendo l’espulsione dell’aria. È, quindi, una fase passiva.
Se s’impiega tutta la muscolatura respiratoria, i volumi d’aria spostati si possono aumentare.

L’aria che viene inalata deve passare per un percorso ben preciso, prima di arrivare ai polmoni: entra dal naso, passa attraverso le fosse nasali, poi bocca, faringe, laringe e trachea, per arrivare ai bronchi e, infine, ai bronchioli. Se si respira dal naso, e non dalla bocca, l’aria arriva ai polmoni riscaldata, umidificata e depurata.

Durante la respirazione, all’interno del torace entra in media mezzo litro di aria. Gli atti respiratori compiuti in un minuto si aggirano dai 12 ai 16.

Come dovrebbe essere una respirazione corretta dopo un intervento chirurgico?

Dopo un intervento chirurgico, è sempre importante riuscire a riprendere una respirazione ottimale, al fine di diminuire il più possibile i dolori e prevenire le possibili complicanze. Per raggiungere questo scopo, ci si può affidare alla fisioterapia respiratoria, una tecnica che velocizza la risoluzione dei problemi respiratori acuti.

È consigliabile nei casi d’interventi alle zone addominali e toraciche, quando l’apparato circolatorio è stato coinvolto, anche se in modo marginale.
Per prima cosa, bisogna rendersi conto del modo in cui siamo abituati a respirare. Se per esempio coinvolgiamo, inconsapevolmente, anche le spalle, il collo, gli arti superiori, le energie che vengono coinvolte sono troppe e si sprecano, peggiorando le cose.

La posizione non dovrà mai essere supina, ma semi sdraiata, magari appoggiati sulla schiena.
La respirazione deve avvenire attraverso il naso, lentamente e dandole una certa profondità; trattenere il respiro per 3 secondi e poi espirare attraverso le labbra, molto lentamente.

I 3 secondi sono fondamentali affinchè l’aria possa raggiungere gli alveoli polmonari, che fanno parte della sede terminale bronchiale. Da lì, l’aria inspirata arriva al sangue e lo ossigena.

Passata questa prima fase, si può cambiare tipo di espirazione. Le labbra andranno aperte leggermente di più, dovranno assumere la forma della O e da lì dovrà uscire l’aria inalata.

In questo passaggio, le secrezioni si dirigeranno naturalmente verso l’alto, senza ostruire le vie respiratorie.

Un’altra tecnica che è consigliabile imparare, è chiamata “huffing”, ovvero, tossire. Con la glottide aperta, si espira 2/3 volte senza prendere fiato nel frattempo, finendo con un colpo di tosse.
In questo modo, le secrezioni potranno venire rimosse senza che le vie aeree subiscano un restringimento.

Come prevenire il dolore causato da un colpo di tosse?

Grazie ai suggerimenti dati dal fisioterapista, il paziente che deve tossire e teme di aggravare la sua situazione, potrà contenere il dolore, attraverso l’uso corretto delle proprie mani oppure con delle fasce, dei cuscini o delle cinghie.

Sono dei semplici accorgimenti che consentono al paziente appena operato di ritornare alla propria condizione ottimale, sia fisica che psicologica, di ripulire le vie aeree, di favorire il drenaggio del muco e la disotturazione delle basse vie respiratorie, di migliorare la distribuzione dell’aria inspirata.

Gli interventi chirurgici portano a uno stremo sia fisico che psicologico, non tutte le persone sono in grado di affrontare allo stesso modo delle operazioni e delle lunghe degenze in ospedale, alcuni si fanno prendere dall’ansia e il più delle volte ne risente anche la respirazione.

 

Ansia: perché agisce sulla respirazione?

Soprattutto durante una malattia, o durante la riabilitazione, i pazienti hanno maggior bisogno di capire che la tensione e lo stress sono cose passeggere, che possono venire debellate anche grazie a una corretta respirazione. Non aiuta certo avere perennemente un’espressione preoccupata o incupita, in più, con alti livelli di stress e ansia, aumentano anche il battito cardiaco e la pressione.

In quei momenti il respiro si presenta affannoso e corto, portando alle volte a un’eccessiva sudorazione. L’aria sembra mancare e i respiri non sembrano mai sufficienti a riempire i polmoni.

Quali sono le cause di una respirazione faticosa?

Il disagio che si prova nel respirare in modo faticoso, in termini medici, è chiamato dispnea. È una vera e propria fame d’aria, sembra di non riuscire mai a respirare in modo adeguato.

Le cause che possono portare a questa patologia sono diverse, vediamone alcune:

  • insufficienza aortica;
  • bronco pneumopatia cronica ostruttiva: è una patologia che riguarda principalmente i bronchi che, a causa di una sovrapproduzione di catarro, si ritrovano ostruiti. Le cause si possono ritrovare tra l’inquinamento atmosferico o il tabagismo. Nel caso in cui riguardasse i polmoni, si parla di dispnea, enfisema e tosse catarrale;
  • sindrome coronarica: porta a dei forti dolori al petto, con difficoltà di respirazione, un dolore al braccio sinistro e pesantezza sullo sterno;
  • asma;
  • ernia iatale: è una dilatazione dello sfintere cardias, che fa da tramite tra l’esofago e lo stomaco. La difficoltà respiratoria è dovuta al fatto che il materiale trasportato dall’intestino, ricco di succhi gastrici, si blocca e di conseguenza non accelera il passaggio respiratorio;
  • bronchite e polmonite: i bronchi e i polmoni si infiammano a causa di infezioni virali o batteriche, oltre al respiro affannoso, sarà presente anche febbre alta, tosse, oppressione e dolore al petto;
  • miastenia gravis;
  • pressione bassa: oltre al respiro affannoso, si può avvertire battito accelerato, tremori, svenimento, sudorazione fredda, giramenti di testa;
  • tumori: l’albero bronchiale subisce una parziale ostruzione, oppure c’è la presenza di liquido a livello pleurico o polmonare;
  • allergie: di solito il respiro affannoso è accompagnato da un sibilo. L’apparato respiratorio subisce una bronco costrizione, da qui la difficoltà a respirare;
  • obesità: le apnee notturne sono molto frequenti tra le persone obese, causate dall’eccessivo peso corporeo che blocca le vie nasali superiori;
  • altitudine: a causa della rarefazione dell’aria, la quale contiene minore quantità di ossigeno;
  • fumo: irrita le vie respiratorie;
  • gravidanza: l’utero aumenta col passare dei mesi, comprimendo la vena cava inferiore e il diaframma;
  • sforzi eccessivi: sotto sforzo il corpo richiede maggior apporto di ossigeno;
  • ansia;
  • stress;
  • sclerosi laterale amiotrofica: provoca un’insufficienza ventilatoria, con affanno e respiro corto, a causa della malattia che colpisce la muscolatura dell’apparato respiratorio.

Respirare meglio: ecco come

Ecco alcuni esercizi per aiutare le persone sottoposte a ansia a respirare meglio:

  • Per 4 secondi inspirare dal naso
  • Per 4 secondi trattenere il respiro
  • Per 4 secondi espirare l’aria
  • Per 4 secondi fare una pausa e inspirare nuovamente

Ripetere l’esercizio per almeno 10 volte consecutive. Questo tipo di esercizio aiuta a combattere l’ansia e lo stress, infonde tranquillità e leggerezza.

  • Supini a terra, inspirare portando il ginocchio destro al petto e tenerlo stretto con entrambe le mani
  • Espirare appiattendo la pancia e tenendo il petto sollevato
  • Inspirare premendo sul ginocchio il petto che andrà ulteriormente ad aprirsi
  • Espirare liberando il ginocchio, appoggiando la gamba a terra e allungando le braccia ai lati del busto
  • Ripetere lo stesso esercizio con la gamba sinistra

Eseguire l’esercizio tre volte per gamba.

  • In posizione seduta, appoggiare la mano destra sulla pancia e la sinistra sul petto
  • Respirare lentamente e profondamente
  • La mano deve seguire sempre il movimento della pancia durante le due fasi della respirazione, la mano sinistra non si deve muovere dal petto

Questa è la respirazione diaframmatica, che permette di eliminare, in 5/10 minuti, tutte le tensioni e di alleggerire gli stati di ansia.
È importante capire che ansia e stress, in forme più o meno pesanti, ci accompagneranno per tutta la vita. Purtroppo, ci sono cose che non possiamo controllare, l’unica cosa è lasciare andare e tutto si sistemerà.

 

rif.: http://www.pazienti.it

Diaframma, conoscerlo e sbloccarlo

Si sente parlare poco di diaframma. Ed è un vero peccato perché è uno dei muscoli più importanti per il nostro benessere, implicato in decine di funzioni essenziali alla nostra salute e serenità.

Cos’è il diaframma?
Il diaframma è un muscolo dalla forma simile a una piccola cupola, che divide la parte addominale da quella toracica. Presenta una conformazione tutt’altro che regolare, più alta a destra a causa della vicinanza con il fegato. Va tuttavia sottolineato che nel nostro corpo sono presenti anche altri due diaframmi: quello pelvico e il tentorio del cervelletto.

A cosa serve il diaframma
Il diaframma toracico, come detto, è essenziale per la nostra respirazione. Ma non solo: un buon funzionamento del diaframma può aiutarci anche ridurre ansia e stress. Il padre dell’osteopatia Andrew Taylor Still, dava talmente importanza a questo piccolo muscolo che scrisse: «Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni».

respirazionediaframma

Il collegamento tra diaframma a cervicale
Il diaframma si sviluppa già in fase embrionale. Per la precisione l’intera cupola si origina da particolari strutture che partono dalla terza e quinta vertebra cervicale. Non a caso spesso molti operatori del settore – come gli osteopati – cercando di permettere un buon funzionamento diaframmatico risolvono anche i dolori e le contratture del tratto cervicale.

Diaframma e sistema neurovegetativo
Un altro motivo per cui il benessere del diaframma equivale al nostro è l’essere direttamente collegato con il nervo vago. Ciò significa che possono esserci implicazioni a livello dei sistemi respiratorio, digestivo, cardiaco e nervoso. Non a caso il diaframma ha rapporti diretti con cuore e polmoni, ma anche con stomaco, milza, fegato e reni.

Diaframma e postura
Il diaframma è anche direttamente collegato con la nostra postura. A seconda se esso tende a rimanere troppo alto o troppo basso durante le fasi di respirazione, si possono evidenziare accentuazioni della curva lombare o cervicale. Ricordiamo anche che dalla porzione posteriore del diaframma dipartono diversi fasci carnosi che si intersecano con la prima, la seconda e la terza vertebra lombare. Inoltre è condizione comune avere problemi di sciatalgia a causa della rigidità che il diaframma può causare nella zona lombare.

Diaframma e filosofie orientali
Chi mastica un po’ di medicina ayurvedica, yoga o discipline orientali sa che il nostro corpo si ritiene essere pervaso da una sorta di ruote energetiche, definite ‘Chakra’. Uno di questi è collegato al diaframma e si chiama Chakra del plesso solare. Secondo alcune teorie questo Chakra sarebbe implicato nell’affermazione del proprio sé, e associato a calma e autostima. Quando il diaframma è bloccato o mal funzionante, il Chakra può subire alterazioni con conseguenti timidezza eccessiva, stanchezza e disturbi digestivi oppure, al contrario, la persona potrebbe essere sempre irosa o arrabbiata, agitata e avere la tendenza a sviluppare ulcere gastriche.

Come funziona il diaframma?
Quando si contrae, il diaframma si abbassa permettendo ai polmoni di riempirsi di aria (inspirazione). Noi usiamo il diaframma anche in caso di respirazione toracica o clavicolare, ma non allo stesso modo. Per questo motivo – anche se erroneamente – quando si parla di respirazione addominale spesso si dice respirazione diaframmatica.

respirazione

Stai respirando bene?
Se tutto funziona regolarmente, durante un atto respiratorio utilizziamo quasi totalmente il diaframma e in piccola percentuale anche i muscoli respiratori accessori (nell’ordine del 20%). La maggior parte delle persone, tuttavia, non respira in maniera corretta utilizzando più i muscoli accessori rispetto al diaframma.

Le conseguenze di un diaframma mal funzionante
Poiché il diaframma è collegato con molti organi, quando non funziona regolarmente si può andare incontro a molti disturbi fisici e psichici. Il primo di questi è l’ansia, ma anche stress, paure e depressione. Altri disturbi comuni sono dolori e contratture lombari e cervicali, difetti di postura, disturbi gastrici e stitichezza.

I vantaggi di un diaframma che funziona correttamente:

  • Migliore funzionalità cardiaca
  • Migliore funzionalità dell’apparato digestivo
  • Minore rischio di stitichezza
  • Maggiore ossigenazione tissutale
  • Migliore respirazione e resistenza fisica
  • Minore rischio di ansia e depressione
  • Migliore qualità del sonno

Come migliorare la respirazione diaframmatica
Tra le tecniche più comuni, spesso utilizzate nello yoga, c’è il pranayama. Si tratta di un insieme di tecniche di respirazione che hanno lo scopo di far respirare nel modo corretto, inducendo così il rilassamento di un individuo. Ma non solo: se praticata quotidianamente si può evidenziare una riduzione di molti disturbi fisici correlati come problemi digestivi, del sistema nervoso e dell’apparato cardiovascolare.

Per star meglio: il massaggio del diaframma
È possibile eseguire un semplice automassaggio a livello diaframmatico: se si esegue correttamente, entro breve tempo si avrà la sensazione di respirare meglio. Pe farlo si usano tutte le dita della mano – escluso il pollice – partendo al di sotto del margine costale e dirigendosi verso l’addome. Sono sufficienti cinque minuti, due o tre volte al giorno. L’ideale è effettuare il massaggio in posizione supina.

[fonte: diariodelweb.it]

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