Attività fisica: quello che in pochi raccontano

Tutti noi sappiamo dell’importanza di svolgere una regolare e sana attività fisica per mantenerci in salute e migliorare la nostra qualità di vita. Questo perché un’attività fisica regolare:

  • Favorisce lo sviluppo armonico dell’organismo
  • Favorisce la crescita di tutti gli organi e apparati
  • E’ parte importante di un sano stile di vita: abitua all’igiene del corpo (alimentazione, sonno, pulizia)
  • Condiziona il benessere fisico fino all’età adulta
  • Accresce la sicurezza, la serenità, la forza di carattere
  • Abitua al perseguimento razionale degli obiettivi
  • Favorisce la resistenza alla frustrazione

Quello che invece probabilmente non è così noto è come l’attività fisica sia in grado di influenzare in maniera positiva e, quindi, migliorare, la glicemia.

Innanzitutto cos’è la glicemia? La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue. Il glucosio è il nutriente essenziale per tutte le cellule e viene principalmente prodotto dal nostro corpo a partire dagli alimenti che introduciamo (primi fra tutti i carboidrati). Il nostro organismo tuttavia è in grado di produrlo ex novo anche a partire dalle proteine e dai grassi. I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) sono poi gestiti dall’insulina, un importante ormone prodotto dal pancreas che regola l’ingresso del glucosio all’interno di alcune cellule del nostro corpo, come ad esempio le cellule del tessuto muscolare.

Quando svolgiamo attività fisica, infatti, il nostro organismo ha bisogno di molta energia e quindi, di zuccheri. Lo zucchero presente nel sangue, attraverso la regolazione dell’insulina, entra nelle cellule muscolari e di conseguenza si abbassa tale valore a livello ematico.

L’attività fisica è pertanto fondamentale per diminuire la glicemia e migliorare di conseguenza anche la condizione di insulino-resistenza (condizione in cui l’organismo non è più in grado di rispondere in maniera efficiente all’azione dell’insulina).

Nello specifico, l’attività fisica raccomandata per abbassare la glicemia è di tipo aerobico: ad esempio, potrebbe essere utile per iniziare e vedere i primi effetti positivi, una passeggiata di almeno 30 minuti TUTTI I GIORNI. Inoltre, anche variare e alternare la tipologia di allenamento svolta può dare risultati positivi: quella di tipo aerobico (camminata, corsa, bicicletta, etc.,) e quella di tipo anaerobico (pesi, piegamenti, esercizi di potenza e di sforzo intenso).

Non dimentichiamoci infatti, che le Organizzazioni Mediche Internazionali raccomandano:

  • per gli adulti almeno 30 minuti di attività fisica moderata per almeno 5 giorni alla settimana o 20 minuti di attività fisica intensa per almeno 3 giorni la settimana;
  • per i bambini/ragazzi almeno 60 minuti di attività fisica moderata tutti i giorni e intensa almeno 2 volte la settimana.

Non dimentichiamoci inoltre dell’alimentazione, fattore principale per regolare al meglio la glicemia, se poi abbiniamo l’attività fisica allora sì che ci occupiamo a 360° del nostro benessere e della nostra salute.

a cura della Dott.ssa Biologa Giulia Balasini.

 

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Col tendine d’Achille degenerato arriva la borsite

Evitare la frizione tra l’osso e i tessuti molli che lo circondano, come muscoli e legamenti. È ciò che fanno le borse, le piccole sacche con il liquido sinoviale che lubrifica e attutisce il movimento dell’osso. Le borse si trovano in prossimità delle articolazioni, dall’anca al ginocchio, ma anche altrove, ad esempio al calcagno.

È la borsa retrocalcaneare che, come tutte le altre sacche, può andare incontro a infiammazione. In questo caso si parla, per l’appunto, di borsite retrocalcaneare, «una condizione molto fastidiosa perché non permette di utilizzare determinate calzature e che, in determinate condizioni, può richiedere l’intervento chirurgico», ricorda il dottor Leonardo Maradei, Responsabile di Chirurgia del piede e mininvasiva di Humanitas.

La visita clinica dallo specialista e gli esami strumentali definiranno il quadro della condizione. Spesso la borsite si associa alla tendinopatia del tendine d’Achille. Le borse sono due: quella retrocalcaneare si trova laddove il tendine d’Achille si inserisce sul calcagno (sottotendinea) e l’altra è posizionata posteriormente al tallone (sottocutanea). «Spesso – continua lo specialista – la borsite sorge in pazienti con una conformazione sporgente del calcagno e con tendinopatia calcifica inserzionale dell’achilleo, con il tendine che va incontro a degenerazione».

Borsite e abuso dell’articolazione

I fattori che possono contribuire alla borsite retrocalcaneare comprendono anche l’overuse della caviglia, ovvero un uso eccessivo nel lungo periodo dell’articolazione che può causare irritazione e infiammazione della borsa. Ad esempio gesti atletici come la corsa o salto ma anche una forma di attività sportiva praticata in modo molto intenso possono favorire l’infiammazione della borsa.

Correndo o saltando, ma anche semplicemente camminando, si avverte dunque dolore. Alla vista il tallone apparirà arrossato e gonfio, tenue al tatto. In questi casi è bene fermarsi e rivolgersi allo specialista per definire un trattamento adeguato in prima battuta conservativo. Sarà necessario inoltre sospendere quelle attività che comportano dolore.

Dallo stretching alla chirurgia

«Il trattamento iniziale prevede anche la prescrizione di farmaci antinfiammatori, l’applicazione di terapie fisiche, la fisioterapia per eseguire principalmente lo stretching del tendine d’Achille e l’utilizzo di calzature con un adeguato sostegno al tallone per alleviare lo stress. Le iniezioni locali di corticosteroidi possono aiutare ma solo se vengono praticate in modo non massiccio perché le sostanze iniettate possono indebolire la cute e portare all’ulcerazione», dice il dottor Maradei.

L’ultima opzione terapeutica è quella chirurgica: «L’intervento è finalizzato all’asportazione della borsa infiammata. Questa, quando è infiammata in maniera cronica, può inoltre associarsi alla formazione di uno sperone calcaneare, una protuberanza ossea che si sviluppa nella parte posteriore del calcagno e che meccanicamente “infastidisce” la borsa infiammandola», conclude il dottor Maradei.

Articolo tratto da Humanitas.

Fibromialgia, la ricerca offre nuovi punti di vista

Un nuovo studio rileva che i pazienti con fibromialgia, una condizione patologica caratterizzata da dolore diffuso e cronico, hanno reti cerebrali più sensibili delle persone sane.

fibromialgia

Questa anormale ipersensibilità, chiamata sincronizzazione esplosiva, è stata studiata dai ricercatori dell’Università del Michigan e della Pohang University of Science and Technology nella Corea del Sud.

Parliamo degli esiti della ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports, con Carlo Selmi responsabile di Reumatologia ed Immunologia Clinica di Humanitas e docente dell’Università di Milano.

Una base biologica

La fibromialgia colpisce il 2-4% della popolazione generale, in netta prevalenza il sesso femminile, e invariabilmente si associa alla negatività di qualsiasi test diagnostico o strumentale disponibile. “Per la prima volta una ricerca dimostra che l’ipersensibilità sperimentata da pazienti con dolore cronico può derivare da reti cerebrali ipersensibili”, ha affermato uno degli autori, Richard Harris, Ph.D. e professore associato di anestesiologia presso la Michigan Medicine con il Chronic Pain e Fatigue Research Center.

In presenza di “sincronizzazione esplosiva”, un piccolo stimolo può portare a una reazione sincronizzata dai risvolti drammatici. Si tratta di fenomeno che è stato studiato a lungo in fisica piuttosto che in medicina e secondo i ricercatori sarà una strada promettente da esplorare nella continua ricerca delle cause della fibromialgia.

Contrariamente al normale processo di collegamento graduale dei diversi centri cerebrali dopo uno stimolo, i pazienti con dolore cronico hanno condizioni che li predispongono a connessioni di tipo esplosivo, simili alle dinamiche delle reti elettriche sovraccaricate.

I risultati “elettricamente instabili” dei test

I ricercatori hanno registrato l’attività elettrica nel cervello di 10 partecipanti di sesso femminile con fibromialgia. I risultati dell’EEG di riferimento hanno mostrato reti cerebrali ipersensibili e instabili e una forte correlazione tra il grado di sincronizzazione esplosiva e l’intensità auto-riportata di dolore cronico segnalata dai pazienti al momento del test EEG.

Il team di ricerca e i collaboratori di Lee nella Corea del Sud hanno quindi utilizzato modelli informatici dell’attività cerebrale per confrontare le risposte di stimolo dei pazienti con fibromialgia alle condizioni normali. Come previsto, in presenza di fibromialgia di verificava una maggior sensibile alla stimolazione elettrica.

Scenari terapeutici possibili

Gli esiti della ricerca potrebbero guidare i futuri trattamenti per la fibromialgia. Il fenomeno della sincronizzazione esplosiva può infatti essere studiato al di fuori del cervello, con l’ausilio di un computer in modo che i ricercatori abbiano la possibilità di testare la dinamica in corso utilizzando le spiegazioni per elaborare terapie di modulazione cerebrale non invasive per curare il dolore cronico. Occorre però incoraggiare cautela in quanto questi trattamenti sono oggi solo teorici.

tratto da Humanitas

Cosa succede quando sospendi gli allenamenti?

Non importa se si è fanatici del fitness o se ci si allena una volta ogni tanto, giusto per non sentirsi in colpa con se stessi. A quasi tutti, prima o poi, capita di saltare l’appuntamento con l’attività fisica.

Il troppo lavoro, una vacanza o semplicemente il cambio di stagione possono tenerci momentaneamente lontano dalla palestra o dal nostro sport preferito. Questo non sempre è un male, perché il corpo talvolta ha bisogno di recuperare le energie e risposare.

Quando però la pausa si prolunga per più di qualche settimana riprendere è più difficile. Sentiamo di aver perso “allenamento”. Ma cosa succede esattamente al nostro corpo?

Il nostro organismo è per natura abitudinario

Più tempo è passato dall’ultima volta in cui ci si è allenati, più è facile perdere i benefici derivanti dall’esercizio fisico.

Più seriamente ci si è allenati, più lentamente si perderanno i risultati raggiunti.

Il nostro corpo non ama i cambiamenti e ricerca invece una condizione di stabilità. L’omeostasi, il mantenimento cioè di una condizione costante, aiuta a restare in forma più a lungo e con maggiori benefici per la salute.

Inutile quindi iniziare un’attività sportiva intensa se si sa già di non essere in grado di portarla a termine per un periodo sufficientemente lungo. Meglio allenarsi in modo blando ma costante.

Perdiamo forza o resistenza quando sospendiamo gli allenamenti?

Quando alleniamo il nostro fisico con una qualsiasi attività sportiva il lavoro che facciamo sul nostro corpo è duplice e va ad agire sia sulle fibre muscolari a contrazione lenta (dette anche di tipo I) sia su quelle a contrazione veloce (di tipo II). Se le prime sono responsabili della resistenza, le altre, soprattutto se stimolate con esercizi ad alta intensità, contribuiscono all’aumento della forza grazie alla loro capacità di contrarsi con rapidità.

Mentre la normale attività motoria che svolgiamo quotidianamente (come parlare, sedersi, camminare o stare in piedi) tiene sempre in allenamento le fibre muscolari a contrazione lenta, per allenare le fibre a contrazione veloce è necessario dedicarsi a un allenamento apposito, senza il quale resterebbero quasi completamente inattive.

Le fibre di tipo II, insomma, tendono ad atrofizzarsi molto più rapidamente delle altre, ecco perché la prima cosa che i nostri muscoli perdono quando smettiamo di allenarci è la forza.

 

Articolo tratto da Humanitas

Metodo REME – a cura di Simona Ascari

LE TENSIONI, QUESTE CONOSCIUTE! Da dove originano i dolori muscolari?

E i conseguenti danni a carico delle articolazioni?

Il mal di schiena perché accade troppo spesso anche hanno praticato sport?

Quante volte hai usato una o più di queste espressioni? “mi sento rigido” “sono tutta dolorante” “ho il fiato corto” “mi sento accartocciata” “mi sento invecchiato” “…”

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Riporto alcuni passi dell’ebook “Sciogli il tuo corpo” di Gloria Spiritelli in cui si parla delle TENSIONI MUSCOLARI

Insorgono per tre principali CAUSE:

 

1. Tensioni emotive, nervose e stress

Fin da bambini accumuliamo tensione : essere bravi e obbedienti è ciò che gli altri si aspettano da noi.

Rinunciamo a parti di noi per amore e per garantirci l’amore dei nostri genitori e delle persone delle quali che abbiamo a che fare.

La mente, suo malgrado, trova strategie per accettare le imposizioni, ma il corpo registra il conflitto, nella struttura muscolare, con un irrigidimento.

I muscoli reagiscono ai conflitti che viviamo caricandoci di tensione e conservando in queste tensioni la nostra storia. Cresciamo così ,confrontandoci col mondo e accumulando tensione su tensione .

Il vissuto personale, la percezione e il valore che diamo a ciò che ci accade sono la causa principale dell’insorgere di tensioni muscolari.

La vita di oggi troppo impegnata,impone prestazioni e ritmi elevati che sembrano possibili , ma che poi entrano in conflitto con i veri ritmi del corpo.

Il corpo allora parla e ci avverte con un dolore muscolare che è ora di cambiare. Mal di schiena, mal di testa, dolori diffusi troppo spesso vengono zittiti con farmaci antidolorifici che permettono di non fermarsi.

Quale messaggio porta il dolore muscolare? Cosa ci vuol dire il nostro corpo? Cosa possiamo cambiare nella nostra vita?

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2. Posture imposte da attività ripetute: scuola, lavoro e sport

Ci sono attività lavorative considerate usuranti anche a livello legislativo, altre che si svolgono in posizioni scomode e altre che portano a movimenti ripetuti a carico di alcuni gruppi muscolari, finendo per modificare l’assetto posturale e procurando tensioni e dolori articolari.

L’ergonomia e la comodità migliorano la postura e le prestazioni mentali in tutte le situazioni.

I nostri figli trascorrono gran parte della loro vita a scuola, seduti su sedie vecchie, rigide e scomode, sulle quali è necessario un continuo assestamento del corpo per poter resistere a lungo. L’attenzione è spesso distolta da movimenti causati dall’insorgere di fastidi e tensioni muscolari.

Vi invito a provare voi stessi per rendervene conto: io l’ho fatto! Impossibile stare fermi, ragionare e ascoltare un adulto che parla per ore seduti su quelle sedie, anche presupponendo che tratti argomenti interessanti!

Nelle scuole si parla molto di educazione alla postura, eppure si delega la responsabilità ai ragazzi. Sarebbe invece fondamentale modificare l’ergonomia dell’ambiente scolastico e le condizioni primarie di accoglienza, cosicché i ragazzi possano vivere in strutture idonee alla crescita e all’apprendimento al fine di divenire adulti sani e capaci.

Anche lo sport risulta essere una pratica tendente all’usura muscolare e alla rigidità e ha, inoltre, come conseguenza, l’aumento del rischio d’infortuni. In ambito sportivo, in particolare per migliorare la performance, si tende a incrementare la frequenza delle sedute di allenamento, producendo così maggior affaticamento e maggiore stress muscolare.

Nelle attività sportive si allenano i muscoli allo sforzo, rappresentato anche dallo stretching, una pratica volta a stirare i muscoli senza però renderli veramente elastici. Questo lo si può notare facilmente osservando la quantità di atleti e ballerini che soffrono di dolori diffusi in tutto il corpo, e che incorrono sempre più spesso in infortuni muscolari, facendo inoltre un grosso utilizzo di farmaci antinfiammatori e analgesici.

I nostri giovani, che praticano molto sport, hanno dolori e stress a carico delle articolazioni, perché non si dà sufficiente rilievo al recupero dell’elasticità muscolare, che spesso è compromessa anche per l’effetto dei processi di crescita. Françoise Méziéres, con grande lungimiranza, lo sosteneva già nel secolo scorso.

 

3.Traumi

In seguito a episodi traumatici, i muscoli tendono a irrigidirsi, a ridursi di volume e a diventare fibrosi; ci si può addirittura ritrovare con un arto più piccolo. L’articolazione interessata rimane limitata in una sorta di prigionia e il solo movimento crea fastidiosi e acuti dolori.

Forzare il movimento è, come sosteneva Francoiose Mézières, “accelerare con i freni tirati”; in poche parole, si crea un danno. È quindi necessario ridare elasticità ai muscoli interessati e a tutto il corpo con appropriato massaggio per ripristinare il movimento funzionale.

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4. La postura

La postura del corpo è determinata dalla struttura muscolare ed è quindi una conseguenza di tensioni, irrigidimenti e accorciamenti muscolari che agiscono sulla struttura ossea spostandola e determinando un sovraccarico a livello delle articolazioni.

Non esistono, quindi, posture scorrette, bensì posture possibili di adattamento alla struttura muscolare esistente.

Le esperienze della vita plasmano il nostro corpo. La postura rispecchia l’immagine del nostro Io interiore ed è l’espressione del nostro vissuto.

Allentando le tensioni muscolari, la struttura ossea otterrà maggiore spazio, scompariranno molti dolori articolari, si riacquisterà l’assesto posturale fisiologico e ci si potrà concedere una nuova visione di sé.

 

Il metodo Reme ha l’obbiettivo prioritario di ridare elasticità ai muscoli.

 

METODO REME

A SUZZARA – SIMONA ASCARI

#PANTAREISUZZARA

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Riequilibrio energetico – Annamaria Mozzina

L’uomo oltre che materia è energia.

Questa energia è in continuo movimento ed interscambio con l’ambiente, in un equilibrio dinamico che ne sostiene la vita.

La vita ha bisogno di essere protetta, nutrita, salvaguardata.

Eccessi, carenze, elementi distonici a livello fisico, emozionale o mentale, possono mettere in crisi questo equilibrio.

Le tecniche di Riequilibrio Energetico, come lo Shiatsu, favoriscono il libero fluire dell’energia e il ripristino dell’armonia emozionale.

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